The Mandalorian 2 – Un cerchio che si chiude. SPOILER ALERT

Il 2020 mandaloriano si è chiuso col botto. Ecco le considerazioni di Flamio e di The Snips Jedi sul finale della seconda stagione di The Mandalorian, e sul futuro della serie.

The Mandalorian

L’ultimo Mandoledì del 2020 ha portato con sé una puntata a dir poco spettacolare, capace di chiudere magistralmente il cerchio apertosi il 12 Novembre 2019. Lo scorso anno, abbiamo avuto modo di iniziare a scoprire questa parte ancora poco esplorata dell’universo della Galassia lontana
lontana
, e ora si è chiuso il primo capitolo di questa nuova avventura e questo finale di stagione si è rivelato più roseo di quanto si potesse pensare. Abbiamo visto la conferma di molti dei rumor che sono circolati nelle ultime settimane e siamo pronti ora ad aprire un nuovo libro.
Vi raccomandiamo di non proseguire nella lettura se non avete già visto il capitolo XVI. SPOILER in arrivo a pioggia. In caso contrario, buona lettura!

Premessa: Riguardo il camminare sul ghiaccio sottile.

Scrivere un storia che si incastri in un prodotto seriale, anche per uno scrittore professionista, non è un compito semplice. Soprattutto nella narrativa di genere, il compito più imponente per chi tesse i fili di quello che verrà fagocitato dal più vasto pubblico possibile, è il tentare di porre i propri
personaggi ed il mondo nel quale sono immersi, in uno stato di assoluta credibilità, cercando di scaturire quella trance letteraria chiamata sospensione dell’incredulità, che altro non è che un luogo astratto al di fuori dello spazio-tempo dove ciò che non potrebbe accadere accade lo stesso,
passando fluidamente da reale ad irreale e viceversa, assottigliando i confini razionali, togliendo il fruitore dall’impaccio di dover decidere cosa gli sia vicino, fisicamente parlando, e cosa no.

Le armi dello scrittore per raggiungere questo squisito obbiettivo, sono sia formali che sostanziali. Regolamentare il mondo narrativo, in modo che esso e ciò che vi accade all’interno risulti sempre coerente a se stesso, è sicuramente la prima. Nessuno di noi metterebbe in dubbio che l’Unico Anello possa rendere invisibile uno Hobbit ne Il Signore Degli Anelli, le leggi “fisiche” che governano quel mondo immaginario lo consentono e sono ben spiegate, metterle in discussione significherebbe mettere in discussione l’intera opera. E queste regole, sono spesso parte di quella parte sommersa della scrittura che Hemingway definiva iceberg, dove la solidità di quello che vediamo si basa sulle conoscenze e sulle sicurezze dello scrittore, che invece non vediamo. Sono nascoste sotto l’acqua, ma ci sono e le percepiamo, rendono vivide le azioni dei personaggi che sappiamo potrebbero uscire dalla scena che stiamo leggendo e trovare, anche al di fuori, un mondo già costruito e perfettamente in linea con quanto descritto fino a quel momento.

Per questo scrivere un’opera il cui universo è stato immaginato da altri, è tremendamente complesso. Occorrono conoscenze certe di quel mondo, occorrono dettagli, storie non conosciute e che nemmeno verranno narrate. E tanti scrittori che, come abbiamo detto in testa, si trovano di fronte a doversi destreggiare in un mondo non loro, inciampano, zoppicano, esasperano il lettore o lo spettatore, si contraddicono ed uccidono, anche con le migliori intenzioni, quanto fatto in precedenza. Sono scrittori peggiori? Non necessariamente. Sono scrittori con altre caratteristiche, che magari hanno bisogno di maggiore libertà, cosa che il mondo di un altro necessariamente non può dar loro.

The Mandalorian

Ecco, per arrivare al dunque, Star Wars è uno di quei giganteschi iceberg, esempio di incrementalismo durato decenni, contro il quale anche grandi corazzate potrebbero affondare (o sono affondate). A volte fa sorridere pensare che si demonizzi questo tipo di letteratura seriale, come se il pregresso possa essere un ostacolo insormontabile per la narrativa, come se non esistessero gli stessi inconvenienti nell’affrontare la stesura di un romanzo storico o non ci fossero le medesime problematiche; come se, parlando di Ramses, si sia paradossalmente meno legati all’attinenza storica rispetto a dover parlare di Luke Skywalker. Forse, anzi sicuramente, Ramses ha una fan base meno accanita (anche se Roberto Giacobbo lo vediamo bello preso), ma non può essere questo a definire la qualità dell’opera, né può essere una scusante per chi decide di imbarcarsi in quel tipo di scrittura.

In The Mandalorian, abbiamo assistito ad un fenomeno che non si vede sovente, ovvero uno studio ed una cura ed una voglia di inserire una storia nell’esatto mondo cui appartiene. Niente di innovativo, nessun intreccio che si regga sugli usati ed abusati plot twist che arrivano telefonati da
un chilometro. Niente di tutto questo, ma una storia fatta di puro controllo, di magnifica, brillante conoscenza.

The Mandalorian – Il sugo di tutta la storia

46 minuti densi di azione, che tengono lo spettatore incollato allo schermo con il fiato sospeso e che lo lasciano con la gioia e un tocco di sana commozione nel cuore. Non si può quindi dire nulla a Peyton Reed, che avevamo già visto dietro la camera di “The Passenger”, il secondo episodio di questa stagione di The Mandalorian, da tutti giudicato un po’ troppo piatto. E se, per dirla alla Manzoni, questo capitolo XVI è il sugo di tutta la storia di Grogu, che vediamo andare via con Luke Skywalker verso il suo addestramento al lato chiaro della Forza, lo stesso non si può dire per tutti i nostri mandaloriani. Mando raggiunge il suo zenit narrativo ed il suo percorso emotivo può dirsi parzialmente concluso, poiché ha compiuto, purtroppo per noi e per sua fortuna, la sua “main quest”, ovvero riconsegnare Baby Yoda ad un Jedi.

The Mandalorian

Sul rapporto padre-figlio si potrebbe scrivere un libro. Se molti sembrano nati per essere Papà, o comunque fanno del loro meglio per risultare agli occhi dei loro piccoli Bambini come un Mandaloriano, altri invece semplicemente non riescono nell’obiettivo, e si trasformano in un Moff
Gideon
qualunque. Quello visto tra Mando ed il Bambino, in queste prime due stagioni, è un rapporto che ha toccato le corde più profonde del mio cuore, e vedere Grogu che aspetta un cenno di Din prima di andare via, e che poi lo saluta con una tenerezza disarmante e straziante, ha chiuso il cerchio di tutta questa storia, in una morsa intorno al mio cuore.

Per Boba Fett e Bo-Katan, invece, la storia è appena iniziata. Ma andiamo con ordine.

Anche se ci aspettavamo, come per il finale della prima stagione, di dover dire addio a qualche personaggio, i nostri eroi – che se la sono vista innegabilmente brutta in più di un’occasione – sono tutti salvi. E non solo gli eroi, anche il Moff. Mando infatti, dopo aver tratto in salvo il piccolo, si è mostrato più magnanimo del previsto e gli ha risparmiato la vita, consegnandolo a Bo-Katan.

Per la principessa di Mandalore, però, le cose non sono andate come ci si aspettava. Unitasi a Din Djarin nella sua missione di salvataggio con il solo scopo di recuperare ciò che le spetta di diritto ovvero la Dark Saber, è rimasta con un nulla in mano. La spada infatti è stata vinta in duello da Mando e, secondo la consuetudine, per riaverla, la stessa principessa dovrà vincerla a sua volta in duello con il nostro Mandaloriano, il quale non può semplicemente donargliela. Come afferma Gideon, infatti, a contare non è tanto la spada, quanto la storia. È questa a dare il potere di reclamare il trono.

E qui si apre il nostro primo campo di ipotesi e speculazioni. Bo-Katan sceglierà di ignorare la storia e la consuetudine pur di ritornare sul trono di Mandalore, o davvero si batterà con Mando, anche se quest’ultimo non ha alcuna intenzione di ascendere al potere?

The Book of Boba Fett

Boba Fett

E Boba Fett? Praticamente non pervenuto in questo episodio, sparito nell’iper spazio dopo aver aiutato i nostri ad infiltrarsi sull‘incrociatore Arquitens, si stava preparando per leggerci il suo libro. Letteralmente. Trova quindi conferma il rumor degli scorsi giorni, concretizzatosi poi sempre più nel corso del Disney Investor Day, anche se senza un annuncio ufficiale. Come vediamo dalla scena post-credits, Boba Fett sarà il protagonista di una sua serie live-action, disponibile da dicembre 2021.

Dunque, in tutto ciò, quale sarà il destino di Din Djarin? Lo lasciamo senza l’elmo, con i lacrimoni agli occhi, mentre vede la sua creatura allontanarsi verso il suo destino. Continuerà la sua vita da cacciatore di taglie? Rivedrà mai Grogu?
Alla luce di quanto abbiamo visto in questo episodio, possiamo ipotizzare che dopo le mille peripezie vissute, Din Djarin abbia deciso di abbandonare il rigorismo estremo dei Figli della Ronda, rimanendo però fedele alla via di Mandalore. Il nostro mandaloriano, infatti, ha mostrato per la prima volta il suo volto al Bambino, e quindi anche a Fennec Shand, Cara Dune e Bo-Katan, presenti con lui sull’incrociatore Arquitens al momento dei
saluti tra l’iconico duo.

Mando

Anche per Mando, si apre un vastissimo campo ipotetico. Lo rivedremo come protagonista nella terza già annunciata stagione di The Mandalorian? O ci sarà un nuovo inizio, che partirà da Boba Fett e lo vedrà quindi solo come comprimario di questo nuovo arco narrativo?

Senza infamia e senza lode, invece, Cara Dune. Arriva, fa il suo, dà un grande contributo alla causa, ma non spicca il volo in questo finale di stagione. La rivedremo sicuramente però in Rangers of the New Republic, serie annunciata allo scorso Investor Day, che seguirà gli sceriffi della Nuova
Repubblica. Chissà quindi se magari, in una serie che le darà maggior spazio, questo personaggio riuscirà a mostrarci lati ancora nascosti del suo carattere, imponendosi quindi nella mente e nel cuore del pubblico.

L’altra quota rosa della puntata, Fennec Shand, ha davanti a sé invece un radioso futuro. Avremo modo di esplorare il suo passato in The Bad Batch, abbiamo visto il suo presente in questa seconda stagione di The Mandalorian, e The Book of Boba Fett ci mostrerà invece il suo futuro su Tatooine,
al fianco del cacciatore di taglie.

Cosa ci riserverà questo nuovo libro?

Siamo quindi dinanzi ad un nuovo incipit, che vede Boba Fett come signore di Tatooine, sul trono del Jabba’s Palace. Sicuramente, il cacciatore di taglie, a quarant’anni dalla sua prima apparizione ne L’impero colpisce ancora, meritava uno spazio più ampio che andasse oltre quattro linee di dialogo e il “come desidera”, rivolto al signore dei Sith.

Abbiamo già avuto modo di conoscere qualche prima informazione sul passato di questo semplice uomo, che cerca di farsi strada nella galassia, nella seconda stagione di The Mandalorian. Doveroso, quindi, continuare ad esplorare questo personaggio e la sua storia, per vedere cosa si nasconde sotto il casco ammaccato che fu di suo padre. E quindi, idealmente, mi piacerebbe che si ripartisse dalla straziante scena di Episodio II, in cui
Boba raccoglie il casco di Jango Fett dopo la sua morte e se lo porta vicino alla fronte.

Sappiamo che poi, in quanto trovatello, è stato accolto dai mandaloriani ed educato alla via di Mandalore, anche se non con il rigore di Din Djarin. Boba Fett, infatti, mostra tranquillamente il suo volto, pur seguendo la via. Sarebbe quindi bello vedere come è cresciuto, le difficoltà ed i demoni
che ha dovuto affrontare. Interessante sarebbe poi capire come ha perso la sua armatura e come questa sia finita nelle mani di Cobb Vanth, prima che Mando la recuperasse e gliela riconsegnasse. Non ci resta quindi che attendere dicembre prossimo, quando potremo finalmente toccare con mano The Book of Boba Fett.

The Mandalorian 2 – Un cerchio che si chiude, e si stringe intorno al cuore.

Mando e Baby Yoda

Come dicevamo sopra, questo capitolo XVI si è rivelato una puntata sì ad alto tasso di adrenalina, ma soprattutto, ad alto tasso di commozione. È impossibile restare impassibili dinanzi a Mando, che allenta la stretta del suo credo – che, ricordiamo, gli impone di non mostrare il volto a nessun essere vivente – e si toglie quindi il casco per avere un primo vero contatto fisico con Grogu, proprio negli attimi prima di lasciarlo andare al suo destino. Quella manina verde che si posa sulla guancia di Din Djarin è poesia, e a molti arriva dentro come una lama.

Se vedendo il saluto tra i due, è inevitabilmente scesa una lacrima, il momento in cui invece è arrivata l’Ala X, ha scatenato esultanze da stadio. E sì, Cara Dune, è proprio grazie a quella navicella, anzi al suo pilota, se siete tutti vivi e vegeti. Seguono poi attimi concitati ed adrenalici, in cui il Jedi dall’identità nascosta riesce a distruggere i Dark Troopers, con la stessa facilità con cui noi berremmo un bicchiere d’acqua.

Un dettaglio, poi, fornisce un primo indizio sulla sua identità. Quel guanto nero di pelle, unito alla spada laser verde, fa pensare ad un solo nome e la previsione si rivela esatta quando il Jedi si toglie il cappuccio e si rivela essere Luke Skywalker. Grazie alla CGI, ritroviamo un giovane Luke e quindi un giovane Mark Hamill, ed anche in questo caso si è chiuso un cerchio, che potremmo definire concentrico. Yoda è stato il Maestro di Luke, ed
ora lui sarà il maestro di Grogu. Ci farebbe sicuramente piacere vedere su schermo il rapporto tra i due, e vedere quindi anche come il nostro Bambino diventi sempre più esperto nella Forza. Sarebbe un sogno, poi, vedere magari un incontro tra Luke, Grogu ed Ahsoka, per intrecciare sempre più i destini dei personaggi della Galassia lontana lontana.

Questo ritorno, non può che farci piacere, soprattutto perchè Luke meritava dignità e giustizia, visto il modo in cui è stato letteralmente abusato nella disastrosa trilogia sequel, che non regge il confronto con i 46 minuti di questo finale di stagione, oltre ogni pathos ed epicità.

E quindi grazie Dave Filoni e grazie Jon Favreau, per aver pilotato la nave di The Mandalorian. Ci avete regalato due stagioni memorabili, e non vediamo l’ora di vedervi all’opera per The Book of Boba Fett, Rangers of the New Republic e, soprattutto, Ahsoka.

Che la forza sia con voi.

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