“Provaci ancora, Sam”

Il titolo può essere fuorviante, lo so. Inevitabilmente però per molti della mia generazione il personaggio del duro, investigatore privato o cattivo dal cuore tenero, è indissolubilmente legato alla figura di Humphrey Bogart e di rimando, per i nerd più sfigati come me, a quella di Woody Allen e del suo film citato appunto in cima all’articolo.
Da questa abbastanza immotivata passione giovanile per l’attore statunitense è poi scaturito l’interesse per un tipo di letteratura poliziesca che mi ha permesso di innamorarmi di capolavori quali “Il grande sonno” ed “Il lungo addio” (quanto amo questo libro…) od i più recenti “L.A. Confidential” e, seppur in modo leggermente diverso, “Shutter Island”.
Tutto questo per dire che a me i duri ma puri, o hard boiled come direbbero quelli bravi, hanno sempre appassionato e quindi, quando capita l’occasione, non mi faccio scappare una bella avventura libraria, cinematografica o fumettistica che sia.
E proprio l’altro giorno ho recuperato i due volumi cartonati di “Noir Burlesque” scritto e disegnato da Enrico Marini e pubblicato da Panini Comics, godendo pienamente di un salutare bagno nelle mie atmosfere poliziesche preferite…

La storia si racconta in poche parole che vedono il protagonista, un uomo tutto d’un pezzo appunto, costretto, forse più dalle circostanze che dalla volontà, a vivere di delinquenza per preservare il futuro altrui, ed a ritrovare l’indimenticato ed indimenticabile antico amore (non propriamente candido e verginale) coinvolto in grossi guai con la malavita cittadina. Ne seguono crimini, omicidi, botte, sesso e redenzione; il tutto per circa duecentocinquanta pagine divise in due volumi. Non male…


Marini costruisce una storia decisamente gustosa e molto scorrevole basandosi su premesse e sviluppi assolutamente consolidati da anni di racconti polizieschi più o meno violenti (in realtà “meno” in quanto la violenza qui non è mai gratuita o fine a sé stessa e di conseguenza non risulta mai stomachevole); il racconto si sviluppa agile verso la sua conclusione senza divergere da quanto il lettore anche meno smaliziato possa immaginare.


Rileggendo quanto scritto sopra potrebbe venire il sospetto che abbia voluto imbellettare un lapidario giudizio che in poche parole suonerebbe: trama prevedibile e già vista molte volte. Ed in effetti è proprio così: storia simile a tante altre e senza colpi di scena… MA… MA… Ma a mio parere non è assolutamente un difetto e credo che Marini stesso non avesse la minima intenzione di fare qualcosa di nuovo o di diverso da quello che ha realizzato. E dirò di più: a me va benissimo così e proprio per questo ho apprezzato tantissimo il suo lavoro che reputo un elogio allo stile classico del racconto hard boiled.


Non sempre è un pregio stravolgere le leggi di un racconto e creare impressionanti ribaltamenti della trama; ogni tanto è davvero piacevole ed in un certo qual modo rassicurante leggere una storia che scorre con naturalezza verso la sua seppur prevedibile conclusione e meglio ancora se questo finale ci regala un po’ di speranza per il futuro nonostante un percorso difficile e non immacolato.


Personalmente ho apprezzato l’avere a che fare con una storia scorrevole, credibile ed avvincente con la serenità di poter leggere senza dovermi sforzare per seguire il filo della narrazione ma gustandomi pienamente ogni singola vignetta ed ogni colloquio dei personaggi mantenendo comunque interesse per l’evoluzione del narrato.


Troppo spesso si tende a sottovalutare la grandezza della semplicità e questi due volumi mi hanno confermato quanto di vero ci sia in questo solo apparentemente banale vecchio adagio.


Guardando le pagine di “Noir Burlesque” viene immediatamente alla memoria il capolavoro di Frank Miller “Sin City” ma anche tanti fumetti italiani dedicati agli investigatori, partendo dalle vecchie pubblicazioni de “L’intrepido” per arrivare a casa Bonelli con Nick Raider e con i “Cani sciolti” della linea Audace od ancora le trame di molti albi delle avventure di Nathan Never o Dylan Dog.


Ma se, ragionando in termini di sceneggiatura, dal punto di vista della storia e del modo di essere raccontata non si trovano grandi differenze tra tutte queste opere, è nel modo di rappresentare graficamente le vicende che possiamo vedere tantissimi modi diversi di interpretare la narrazione, ognuno dei quali vicino al modo di sentire e di realizzare la propria personale visione del mondo tipica di ogni disegnatore.


Se nell’opera di Miller si rimane a bocca aperta per i suoi disegni quasi radiografici in cui le forme sono create proprio dal netto contrasto tra nero e bianco ed in quelle italiane è l’impostazione più classica delle tavole con vignette dalle linee precise e dettagliate a dare profondità e volume al narrato, in “Noir Burlesque” Marini seduce con un disegno fatto di tratti sinuosi ed ombre acquarellate che danno spessore e magia ad un “bianco e nero” con tanto grigio e punte di rosso fuoco (a ricordarci che la vita è anche, o forse soprattutto, passione).

L’impostazione delle tavole si presenta classica con vignette ben orchestrate per seguire facilmente il racconto ma, nei momenti di maggior intensità, i bordi dei riquadri che scompaiono per fondersi in immagini uniche prive quasi di confini sono tese a catturare completamente l’attenzione del lettore; è il caso delle scene con Caprice o con i paesaggi metropolitani, quasi a suggerire che la città sia essa stessa – come la donna – seducente personaggio della storia.

E, parlando della protagonista, Debbie Hollow in arte Caprice con il suo rosso acceso di capelli, labbra e vestiti deve molto della sua forma a Natasha Romanoff, la Vedova Nera di casa Marvel della quale riprende l’aspetto fisico ed il comportamento da esperta manipolatrice; Terry Cole detto Slick invece ricorda molto da vicino il Marv di “Sin City” sia come modo d’agire che come rappresentazione grafica. Anche in queste scelte artistiche è sicuramente prevalente il desiderio di omaggiare le figure di riferimento piuttosto che semplicemente il ricalcare le orme di personaggi conosciuti; la semplicità e l’immediatezza nel raccontare un certo tipo di storia si possono trovare anche in questi modi di rappresentarne i protagonisti.


L’accenno precedente al lavoro grafico di Marini merita sicuramente un maggiore approfondimento: davvero notevoli sono le linee con cui il disegnatore definisce la sua opera; i tratti curvi e sinuosi hanno il sopravvento su quelli spigolosi e taglienti, la matita prima e le chine poi sembrano essere sempre la risultante di diverse tracce sottostanti in modo da ottenere un risultato finale morbidissimo e molto dolce con un gusto quasi di “non finito michelangiolesco” pur risultando ben definite anche grazie ad un uso sapiente e ben gestito delle ombreggiature che paiono davvero fatte in punta di pennello come negli acquerelli.


Ed a Michelangelo possono far pensare anche le rappresentazioni delle anatomie dei corpi pressoché perfetti dei personaggi; nelle vignette incentrate maggiormente sulla fisicità, i volumi dei protagonisti si impongono con forza e realismo davvero ammirevoli dando concretezza e dinamicità non solo alle scene d’amore tra Caprice e Slick – che rimangono impresse per l’intensa eppure mai volgare sensualità e non poco ricordano Milo Manara – ma anche a quelle degli scontri più violenti tra i banditi.

Colpiscono molto per il forte realismo anche le scene urbane in cui viene rappresentata la città ed anche le mille sfaccettature della sua vita, in special modo quella notturna, con molte tavole dedicate alla musica ed agli spettacoli che riescono davvero a trasmettere in modo quasi fotografico il senso di divertimento e di allegria che si respira in quei locali.


Anche nelle numerose scene d’azione Marini si dimostra disegnatore capace, immortalando con precisione il succedersi degli accadimenti e fissando in singola vignetta ogni istante; in questo modo descrive dunque “il procedere dei momenti” e si differenzia dallo stile che ultimamente sembra prevalere, soprattutto nel fumetto orientale che tende a concentrarsi più sul movimento dell’azione che appunto sul suo singolo momento.

Solo un piccolo particolare mi è sembrato stonare leggermente rispetto al livello generale del lavoro: i due volumi sono in bianco e nero ma vedono frequentemente comparire elementi di un rosso vivo e palpitante che dovrebbero contraddistinguere passaggi ed oggetti di particolare intensità. Forse proprio questa scelta dell’autore è quella che sembra meno convincente, non tanto per il significato – ossia quello di essere una sottolineatura anche se talvolta superflua – ma piuttosto per l’uso spesso troppo intenso che ne viene fatto arrivando a sminuire anziché evidenziare il suo motivo d’essere.


Mi piace concludere questa piccola disanima menzionando due “chicche” che arricchiscono ulteriormente “Noir Burlesque” e mi riferisco al quadro in stile Picasso che Slick deve recuperare nel secondo volume ed alla palla da baseball con la firma di Marini con la quale si conclude l’opera.

Nel primo caso un vero e gustosissimo “divertissement” dell’autore – che deve anche specificare che si tratta di opera di fantasia e non di reale dipinto del genio di Malaga – che, chissà perché, mi ha ricordato il Sironi del verdoniano “Compagni di scuola”; la palla invece, colpita e lanciata lontano dal nipote del protagonista, mi è sembrata giusta metafora conclusiva di una storia (e di una vita) che, nonostante le false partenze ed i problemi a tenere la rotta, può sempre aspirare a diventare un qualcosa di positivo per gli altri.

Ed ora, visto che scrivere di “Noir Burlesque” mi ha fatto tornare la voglia di whisky, sigarette e scazzottate in giro per la città, mi metto il trench alla Bogart ed il cappello calato sugli occhi ed esco… fortuna che prima della porta di casa c’è uno specchio che mi restituisce tutto il ridicolo della mia immagine, quindi lascio perdere l’idea di uscire e mi consolo con una tisana digestiva sorseggiata però almeno mentre mi rileggo “Il lungo addio”.
Dio, quanto servirebbe anche a me, come a Sam, un benevolo fantasma di Humphrey Bogart…

Recensione de Il candido Umberto

Noir Burlesque 1 e 2 Enrico Marini Panini Comics 18,00 e 22,00 euro

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