I gatti di Ulthar e altri racconti

Blitz, il mio coinquilino felino, non ha voluto sentire ragioni ed appena saputo dell’esistenza di questo volume di Giuseppe Congedo ed Antonio Montano pubblicato da Edizioni NPE ha preteso un’esaustiva recensione… e devo ammettere che anche questa volta il suo sesto senso non ha sbagliato.

Quattro sono le storie riadattate da Giuseppe Congedo e disegnate da Antonio Montano che appartengono al gruppo di racconti più brevi scritti tra il 1920 ed il 1922 da H.P. Lovecraft, autore noto ai più per il ciclo di romanzi brevi legato alla figura degli Antichi e di Cthulhu. Anche in queste pagine emerge forte l’atmosfera carica di tensione legata ad un senso di precarietà dell’umanità, costretta a vivere accanto ad esseri ben più antichi e potenti dell’uomo, la cui presenza non è consciamente percepita ma soltanto avvertita a livello intuitivo, lasciando però nelle persone un senso di sgomento e timor panico di fronte all’esistenza di realtà tanto più grandi di loro.

“I gatti di Ulthar”, “Il terribile vecchio” ed “Il segugio” sono tre dei quattro racconti compresi in questa raccolta e sono uniti da un comune filo conduttore ossia la percezione, assolutamente errata, di poter gestire ogni situazione senza tener conto dell’aspetto soprannaturale del mondo in cui si vive.

Capita quindi che persone che pensano di poter facilmente derubare un apparentemente innocuo vecchio oppure di liberarsi a modo loro dei felini verso i quali non nutrono edificanti sentimenti od ancora si dilettano a profanare tombe, alla fine vadano tutti incontro ad una inaspettata – per quanto quasi sempre meritata – punizione.

Congedo è bravo a cogliere il senso dei racconti dello scrittore americano ed a riversarlo nell’adattamento per il medium fumetto, riuscendo non solo a condensare in poche pagine quello che nello scritto occupa invece spazi più dilatati ma addirittura aggiungendo colore a quanto solo accennato nell’opera originale (mi viene ad esempio in mente la descrizione del modo in cui la vecchia coppia si libera dei gatti…).

Non credo sia semplice rendere concreta l’opera di uno scrittore che più di altri basa la sua arte non sulla descrizione della fisicità di ciò che racconta ma sull’evocazione delle sensazioni che suscita. Lovecraft è noto, apprezzato ed amato appunto per il senso di angoscia e smarrimento presente nei suoi scritti in cui viene rappresentata l’impotenza e l’irrilevanza dell’uomo rispetto al peso opprimente del cosmo, non solo ignaro e disinteressato della sua esistenza ma addirittura a volte volontariamente a lui ostile; ciò nonostante le matite di Antonio Montano sono riuscite perfettamente a rendere concrete le atmosfere di questi racconti.

Con un tratto fatto di linee sottili e veloci, alternate a forme definite soltanto da colori o dalla loro assenza oppure ancora dal contrasto tra essi, il disegnatore ci racconta alla perfezione quello che l’autore ha scritto; emergono alla perfezione, definiti appunto da poche ma essenziali linee, i protagonisti dei racconti alcuni dei quali già lombrosianamente segnati dal futuro marchio della stirpe di Dagon.

Come dicevo colpisce soprattutto la capacità di Montano di disegnare con il colore che diventa parte essenziale delle sue tavole, passando dalle tonalità più accese dei colori caldi che raccontano i momenti più diurni e tranquilli a quelle più fredde e scure delle notti ricche degli orrori senza nome.

Un discorso a parte merita “L’estraneo”, quarto racconto della raccolta; questo è uno dei più famosi scritti del solitario di Providence, e già questo soprannome di Lovecraft dovrebbe far capire quanto di autobiografico vi sia nelle pagine del racconto, che mette nero su bianco quale sia lo stato d’animo in cui si è sempre trovato nel suo rapportarsi con il mondo e soprattutto con gli altri.

In questo racconto l’uso del colore come parte integrante della narrazione è ancora più evidente: per tutta la storia il blu/grigio definisce ogni tavola, sempre pronto a ricordarci in quale stato d’animo si trovi il protagonista ed infatti l’unica vignetta in cui compare il giallo/arancio è quella di una fantasia, un sogno, una speranza quasi.

Per il resto i personaggi, protagonista compreso, compaiono sempre in bianco quasi ad essere definiti più da ciò che li circonda e limita che da ciò che sono in realtà. Ed i neri intarsi sullo specchio scuro finale sono meravigliose rappresentazioni della cornice adatta al viaggio di scoperta di sé de “L’estraneo”.

Infine una nota positiva anche per le illustrazioni di copertina di Nino Cammarata, disegnatore oltre che delle cover della collana anche di volumi completi sempre ispirati all’opera dello scrittore di Providence; anche questa volta riesce a racchiudere in una sola immagine tutto il riassunto del volume con una rappresentazione che non passa inosservata.

Il volume pubblicato da Edizioni NPE fa parte della collana Horror e si aggiunge agli altri dieci numeri mantenendo inalterata la qualità eccellente del cartonato e delle pagine interne che lo rendono una lettura oltre che piacevole anche soddisfacente in rapporto al prezzo pagato confermando il valore delle scelte editoriali di questa efficiente casa editrice.

Ancora una volta devo dar atto a Blitz di essere un passo più avanti di me sotto ogni punto di vista ed oggi dopo aver riscoperto i suoi parenti di Ulthar mi sono convinto sempre più a non contrariarlo neanche sulle scelte dei fumetti da leggere… fate come me, date retta anche voi al vostro gatto di casa.

H.P. Lovecraft: I gatti di Ulthar ed altri racconti” di Giuseppe Congedo e Antonio Montano Edizioni NPE

Prezzo 16,90 euro

Recensione del candido Umberto

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