Ford Ravenstock – Specialista in suicidi

Ford Ravenstock – specialista in suicidi” è l’elogio della lieve bizzarria e dell’eccentrica stravaganza. Anzi per citare Erasmo da Rotterdam, “le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia”.

Ford Ravenstock, infatti – se guardassimo alla sua funzione sociale – sembrerebbe un sicario: uccisioni, dietro compenso. Un sinallagma immediato, presente in ogni società umana, fin dall’antichità. Proprio in questo elemento risiede il primo aspetto di originalità: Ford non uccide, in senso stretto, non compie omicidi, ma istiga al suicidio. Una scelta non casuale, non dettata dagli eventi o dalle circostanze, ma una decisione morale, filosofica, esistenziale: “Mi picco di garantire suicidi assolutamente autentici, con tanto di angoscioso senso di inutilità, disperazione e biglietto di addio”.

Tuttavia, i miei scarsi mezzi culturali e la mia penna spuntata, potrebbero aver fatto apparire l’embrione della vicenda, quello di una storia greve, dura ed opprimente. Bene, tutto il contrario. 

Il volume è pregno di leggerezza – di quella che non è superficialità – e di una comicità sempre soave e tenue, mai sguaiata o grossolana.

Susanna Raule riesce a trasmettere un perfetto ritratto di Ford in poche pennellate narrative: colto, acuto, razionale, elegante, ricercato, di estrazione sociale apparentemente riferibile alla nobile borghesia. Ciò nonostante, queste caratteristiche hanno un ruolo ancillare rispetto al fulcro della sua identità: la depressione cronica. 

Ford, nel farsi dispensatore di suicidi, agogna questo irreversibile traguardo per sé stesso. E, badate bene, non che non ci provi, tutt’altro. Investe infiniti sforzi nel tentare di concedersi il trapasso. 

A vanificare i suoi sforzi, salvandolo, limitandolo, distogliendolo è – ogni volta – il suo fidato maggiordomo: il Signor Emerson. Più che collaboratore, assistente e coadiutore, Emerson compensa l’assenza di una famiglia, svolgendo il compito di vera e propria rete di protezione. Sul punto merita una menzione anche la Citroën 2CV (Due Cavalli) che li trasporta in giro per New York. New York liberty per i luoghi di Ford, arzigogolata di motivi floreali come intricato è il suo animo; città che, invece, si fa fredda e lineare quando è vissuta da personaggi più semplici e ruvidi. 

Traspare, in filigrana il background culturale dell’autrice, psicologa e psicoterapeuta, che fa sfoggio di abile equilibrismo narrativo: affrontare temi oscuri ed opprimenti, conditi di umorismo nero, in una perfetta declinazione nella più piacevole sfumatura del tragicomico. Equilibrio mantenuto attraverso un esercizio di sensibilità. Alla storia non è sotteso alcun giudizio di valore, né ai gesti, né agli eventi, mostrando grande rispetto per il mondo, più triste, serio e concreto, che vive – o, purtroppo, muore – “fuori dal volume”.

Da contraltare e complemento di Ford entra in scena Marlene Moore, detective della omicidi. I due sono il sole e la luna; lei: vitale, energica, ruvida, sprezzante; lui: compassato, afflitto, ammalato e composto. Se Ford vuole che tutto muoia, Marlene tenta di strappare tutto alla morte o, meglio, di punire chiunque sia araldo del tristo mietitore.

A sublimare questa complessità narrativa, la maestria del disegnatore Armando Rossi, che dona ai personaggi una spigolosità netta e tagliente, che “graffia”, quasi a ricordarci che sotto l’ironia si celano temi oscuri. Ai colori lo stesso Armando Rossi e Giovanna Niro che arricchiscono il tratto di tonalità che virano in maniera preponderante verso il verde, a rivangare il costante mal di vivere.

Sapiente è il più o meno consapevole citazionismo. Più inconsapevole, probabilmente, tanto da non risultare sgradito. Citazioni legate al brodo primordiale culturale in cui è nata, cresciuta e si è formata l’autrice, dal mito greco, alla cultura pop(olare). 

La storia di Ford sembra, in ultimo, aver contaminato la sua storia editoriale: travagliatissima. Gli autori e l’opera vinsero il Lucca Project Contest nel 2005 (ebbene sì, parliamo di una “nuova” storia, di sedici anni d’età). In quanto vincitori del premio, gli autori avevano diritto a vedere la propria storia pubblicata da Panini, la quale, onorato l’impegno, rinunciò a pubblicare gli albi successivi. Poi un  passaggio non troppo fortunato in Arcadia, che non portò alla pubblicazione del finale compiuto di Ford Ravenstock. Se il protagonista desidera la morte, sembrava che la sua storia non riuscisse a raggiungere una piena vita. 

All’associazione culturale DOUble SHOt l’abilità  di aver portato avanti un lavoro di riscoperta dell’opera, che verrà a breve, finalmente e meritevolmente, portata a compimento.

In ultimo, non si pensi che Ford non possegga una morale. Nel bramare la morte e nell’accompagnare il prossimo verso l’ineluttabile, nasconde amore profondo. Allontanando, per mano, ogni essere dalla vita Ford è convinto di aiutare il prossimo a separarsi dall’orrido, dal brutto e dal doloroso vivere. Un “male di vivere” somatizzato, fatalista ed asettico che ci fa apparire la morte non traumatica, ma catartica. 

Un equilibrio apparentemente precario, che, forse, è più saldo del nostro. 

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