Tex Willer n. 28 “Texas Rangers” – Recensione

Numerosi sono stati i modi in cui il genere umano ha provato ad approcciare il tempo. Come divinità, vaga entità superiore, forza o – ultimamente – dimensione. In nessuno dei casi siamo riusciti ancora a dominarlo. Dunque l’essere vivente più arrogante del creato – l’uomo – prova reverenza, timore e rispetto solo del tempo.

Anche quando proviamo a piegarlo al nostro volere, siamo spezzati dal suo peso. Nonostante il bisturi, i trapianti, le creme ed i piccoli interventi, il tempo riesce sempre a vincersi.

Suscita tanta paura quanto fascino ed ammirazione: provate solo a pensare quanti prodotti dell’intelletto e dell’inventiva siano dedicati a passato e futuro. 

Arrivando al punto, quindi, solo nella narrativa esiste una divinità in grado di piegare il tempo al proprio volere. Parlando di “Tex Willer” il “dio narrante” è Mauro Boselli. Beninteso, sgomberiamo il campo da fraintendimenti, la collana cui ci riferiamo è quella che la vox populi ha ribattezzato “il giovane Tex”.

La lunga premessa aveva proprio l’obiettivo di introdurre il tema centrale della serie: “Tex Willer”, difatti,  è una serie sul tempo.

Senza risultare fuorviante, il tempo non è oggetto della narrazione, non aspettatevi – insomma – salti temporali, ritorni al passato o al futuro, percepibili dall’interno della vicenda. Da fuori, tuttavia, il lettore può notare quanto il demiurgo Boselli, riesca a giocare abilmente con la linea temporale del personaggio che, ormai, anima le nostre edicole da più di settant’anni. 

Già al momento del lancio di una testata parallela, la prima speculazione verteva sul tempo. Ci si chiedeva se lanciare un remake delle storie già narrale da G. L. Bonelli o approdare ad altri lidi. La risposta è stata la più attraente e coraggiosa.

Le avventure di “Tex Willer”, infatti, colmano i vuoti non raccontati dalla testata principale. Al momento le vicende narrate sono addirittura antecedenti a quel “Totem Misterioso” da cui tutto era cominciato, nel lontano 1948, nel “La collana del Tex”, ancora a strisce, oggi tradizionalmente raccolta nel primo “Tex Gigante”: “La mano rossa”.

Come colmare quelle lacune – a volte create ad hoc – è un esercizio artistico di grande stile, in quanto fornisce una doppia e biunivoca chiave di lettura.

Per gli appassionati di vecchia data, infatti, queste storie posseggono una sconfinata capacità di intrattenimento, permettendo di rispondere a domande che – probabilmente – si pongono da decenni. 

Mentre, per chi si avvicini per la prima volta alla lettura del giovane Willer, la lettura di queste avventure non solo crea familiarità col personaggio, ma spesso forgia il movente per approfondire, ricercare ed interessarsi alla testata ammiraglia, leggendo storie del passato, ma che narrativamente rappresentano il futuro del giovane Tex, ritornando ai giochi della linea temporale del raddrizzatore di torti.

Anche questo numero 28 della collana, che ha – con successo – superato i due anni di pubblicazione, con due “Speciali” all’attivo, possiede tutti i positivi caratteri che caratterizzano la serie, complessivamente considerata. 

Tex, non ancora ranger, si trova – si perdoni il voluto e ricercato gioco di parole – ingiustamente dalla parte sbagliata della giustizia. Cerca, perciò, vendetta per l’uccisione dei suoi familiari, ma anche riscatto per la sua reputazione. 


Sulla strada il primo vero nemico della sua storia – e ci riferiamo al citato “Totem Misterioso” -, cioè John Coffin, brigante della peggior specie. Nel caso in esame, tra i vari crimini di cui Tex è iniquamente accusato, annoveriamo anche un furto di armi all’esercito degli Stati Uniti, in realtà operato dallo stesso Coffin, in combutta con cinque giubbe blu, collocati diversamente all’interno della linea di comando e comprendenti anche un ufficiale ed un sergente. 

Il piano perfetto, però verrà scardinato dal nostro eroe, coadiuvato da due uomini giusti, nemmeno a dirlo, parte della schiera dei Texas Ranger. 

Infatti, nonostante Tex sia sulla carta un fuorilegge, riesce ad attrarsi le simpatie di chi riesce intuitivamente a distinguere il giusto dallo sbagliato, senza lasciarsi imprigionare dai formalismi. La storia di Willer fila perché vera, indipendentemente dalle scricchiolanti versioni dei soldati in combutta con Coffin. 

Aggiungete alla platea dei protagonisti Jimmy Jones, ladro di cavalli ormai redento, che ci insegna come le etichette della società bigotta spesso sbaglino e che sarà possibile, sempre ed in ogni epoca, trovare eroi ed uomini veri dalla parte del torto, così come rinvenire viscidi e criminali dalla parte dei formalmente virtuosi, magari in possesso di una patente di giustizia fornita da un distintivo o da una divisa. Morale che, vi assicuro, ci rimarrà nel cuore, così come il personaggio.

Ecco, la grandezza di “Tex Willer” risiede proprio in questo elemento: una morale sovversiva, che si sovrappone alle turbolente pulsioni e fughe in avanti dell’animo, tipiche di uno spirito giovane, in quanto non sempre la verità e la giustizia si collocano dal lato giusto del confine segnato dalla legge, troppo spesso piegata al volere di chi amministra il sistema. 

La freschezza della serie, quindi, alberga nella capacità istintiva ed umorale dei personaggi di rispondere alle ingiustizie e, soprattutto, nella capacità di difendere gli umili, nonostante lo stato di perenne fuga di Tex, braccato sia dai buoni che dai cattivi.

I disegni di Bruno Brindisi sublimano, nel fisico, le caratteristiche del giovane Tex. Il corpo è statuario, esemplare, un fascio di muscoli. Il volto, poi, è una prateria, non increspata da nessuna ruga, da nessun solco. La purezza di un animo ancora vergine è sostenuta dalla ricchezza dei bianchi delle tavole interne.

Concludendo, un numero che incarna perfettamente i caratteri della collana, in quanto esistono i semi della visione manichea e dogmatica del Tex che sarà, ma che vivono delle contaminazioni specifiche del vivace giovanilismo, fase tempestosa della vita, in cui i sentimenti non scendono mai a compromessi e non sono mai stemperati dall’esperienza. 

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