Gli Assediati

(Non c’è riscatto ma forse neanche colpa)

Mi sono imbattuto in questo graphic novel quasi per caso, incuriosito dal titolo e da una copertina cupamente evocativa; dopo averlo letto ho poi aspettato alcune settimane per lasciare che le impressioni sedimentassero per bene prima di mettermi davanti al computer per parlarne con chi ne avesse voglia.

Stefano Nardella ai testi e Vincenzo Bizzarri ai disegni, aiutati da Veronica Grassi ai colori, creano un racconto crudo e quasi disturbante nella sua triste inevitabilità, che parla di vendetta, crescita, rivalsa o forse, per qualcuno che si è fermato alla lex talionis, di giustizia.

A colpire immediatamente il lettore è una notevole capacità da parte sia dello sceneggiatore che del disegnatore di raccontare la storia con uno stile chiaramente cinematografico che si trova nei continui salti di narrazione e nelle tavole impostate con abilità in modo da richiamare inquadrature di telecamera.


Il racconto è diviso in cinque parti, introdotte ognuna da un quadro di Faustino – realizzato da Sergio Pietra – che funge quasi da sinossi delle pagine a seguire; è notevole la capacità dell’artista di racchiudere in una sola immagine quello che emerge poi dalla narrazione delle singole vignette delle tavole successive e che immortalano lo sviluppo non solo della vita di Faustino ma di tutta la comunità che gravita attorno al palazzo occupato.

Vincenzo Bizzarri si conferma disegnatore capace e di talento, racconta una storia cruda e dolorosa trasmettendo sensazioni ed emozioni a mio avviso con una incredibile potenza evocativa soprattutto nella resa degli sguardi – proprio dei bulbi oculari – dei protagonisti: prestate attenzione agli occhi dei personaggi, a quello che comunicano in un modo che sembra parola viva… ed anche a come alcuni di questi siano sempre velati da lenti che ne impediscono la visione diretta.


Emblematico è il susseguirsi di vignette che rappresentano gli occhi di Faustino che, anche qui in modo fortissimamente cinematografico, da quelli impauriti di un giovane ragazzo diventano quelli simili a due pozzi di fuoco di un vecchio che troppe cose ha dovuto vedere, oppure quelli spaventati ma ancora pervasi da una inestinguibile fame di vita di un giovane Cirù quando si trova di fronte alla follia del pittore. Ed ancora è interessante pensare a quelli indefinibili e nascosti dietro gli occhiali del burattinaio di tutta la storia.

Il tratto del disegnatore foggiano si dimostra ben adatto a proseguire l’interpretazione cinematografica dell’opera: linee essenziali ed un ottimo uso delle righe di ombreggiatura danno vita a tavole con inquadrature da cinepresa anche nella gestione dei chiaroscuri perfettamente resi pur in una narrazione multi cromatica.

Proprio i colori, applicati con l’assistenza di Veronica Grassi, sono un ulteriore punto a favore del volume; il rosso del sangue, del fuoco e della rabbia domina la narrazione del passato di questa storia, in tutti i suoi personaggi; quando invece il racconto torna alla contemporaneità sono il grigio ed il blu a dominare nelle vignette. Non è casuale il cambiamento della tavolozza adottata dagli autori e penso sia proprio un ulteriore modo per suggerirci come a mutare non siano solo le vicende casuali dei protagonisti ma, molto più in profondità, il loro stesso atteggiamento, e l’animo stesso, nei confronti della vita, giungendo ad una sorta di tacita accettazione di quello stato di assedio che pervade tutto il volume. Accettazione che però non è rassegnazione ma, al contrario, quasi esaltazione di un modo di vivere pressoché privo di valori umani al di fuori di un mal interpretato senso di comunità o, forse, sarebbe meglio dire di branco.


La sceneggiatura di Nardella è precisa e profonda: racconta, con abili salti temporali e di scena, una realtà difficile ma tutt’altro che rara; una realtà comune a tutte le periferie del mondo, fatta di rabbia e soprusi, di violenza e di emarginazione. Lo fa come detto con un taglio spiccatamente cinematografico, con balzi temporali e narrativi che ricordano quasi i mutamenti umorali improvvisi dei personaggi descritti; in questo notevole è la simbiosi tra sceneggiatore e disegnatore che all’unisono sembrano realizzare un film su carta stampata che si fa dunque apprezzare sia dagli amanti del fumetto che da quelli della celluloide.


A colpirmi, dopo aver chiuso il volume, è stato proprio il messaggio che l’autore ha messo nella sua opera, ossia quell’invito a riflettere su cosa significhi vivere sotto “assedio”.

Nelle pagine del graphic novel c’è la semplice descrizione di una vita ai margini di tutto – legalità, visibilità, umanità – fatta con precisione e senza alcun moralismo, una vita assediata – appunto – dalla normalità, intesa come ciò che viene fatto dalla maggioranza delle persone. Eppure non viene evidenziata colpa nel vivere in questo modo, anche se si potrebbe obiettare che più che di vita si dovrebbe parlare di sopravvivenza… e se non c’è colpa ecco che non c’è neanche più (possibilità di) redenzione. Ed infatti non è redenzione quella di Cirù, ma solo crescita nella scala del livello di delinquenza.

Come un lampo mi ha allora attraversato la mente il pensiero che forse quello che voleva dire Nardella fosse proprio questo: il protagonista non si può redimere perché non è necessario che lo faccia e quindi non c’è colpa nel suo modo, da assediato, di intendere la vita.

C’è allora solo la narrazione di una vita diversa, condotta da chi ha la sventura – o la fortuna – di vivere – o sopravvivere – sotto assedio, in una condizione che priva i soggetti della possibilità di uscire dal proprio confine fisico e mentale. Ne è esempio stesso proprio Faustino, protagonista del racconto quanto lo stesso Cirù: è lui, il pittore pazzo, il primo esempio di chi non può scappare dalla condizione in cui si trova e di conseguenza le sue scelte, pur prese con le migliori intenzioni, lo riportano costantemente tra le mura reali o psichiche nelle quali non può fare altro che rimanere sotto assedio, degli altri o forse anche di sé stesso.

Il volume cartonato, pubblicato quest’anno dalle Edizioni BD, è un graphic novel indubbiamente interessante sia per i temi affrontati che per la realizzazione della sceneggiatura e della parte grafica; è stato una di quelle piccole perle che inaspettatamente capita di trovare quando si bighellona tra gli scaffali di una fumetteria cercando ancora una volta qualcosa di cui innamorarsi o che sappia almeno rimettere in funzione la nostra mente in modo da non finire nostro malgrado assediati dalla banalità del quotidiano.

Gli Assediati di S. Nardella e V. Bizzarri Edizioni BD 19,00 euro

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