Il confine

Credo di non essere mai rimasto deluso dall’acquisto di un fumetto con il nome Bonelli in copertina; dai primi numeri di Dylan Dog e Natan Never che mi hanno avvicinato alla casa editrice fino alle ultime uscite come Cani Sciolti o K11, passando ovviamente attraverso il recupero dei personaggi storici come Tex, Zagor e Mister No, tutti questi volumi mi hanno sempre dato, in cambio dei miei investimenti, svago, stimolo ed insegnamento. Inevitabilmente quindi mi sono avvicinato ai volumi de “Il confine” spinto dalle migliori aspettative e, come a volte capita, mi sono scontrato con la dura realtà: questa volta mi sono sbagliato…

Eh sì, mi sono sbagliato perché mi aspettavo un bel fumetto ed invece ho trovato qualcosa addirittura di meglio e di decisamente più complesso e prezioso, ossia un’opera matura, articolata e profonda ben oltre le mie speranze.

I volumi, sei ad oggi, pubblicati in forma di cartonato per il mercato delle librerie dalla sezione Audace della Sergio Bonelli Editore appaiono da subito come un prodotto più ricercato e sicuramente innovativo ed inteso ad esplorare nuovi modi di approcciare il mondo del fumetto contemporaneo e non solo quello. Il mondo de Il confine non è infatti una creazione esclusivamente cartacea ma vuole porsi come ambientazione comune anche per serie televisive, libri e giochi di ruolo, progetti tutti presentati ma purtroppo ad oggi, causa anche la situazione incerta che stiamo vivendo nel mondo reale, ancora in fieri; è quindi evidente come tutto il lavoro su cui deve basarsi un progetto così innovativo e complesso non possa essere improvvisato e necessiti di una profondissima ed accurata organizzazione cui con grande attenzione ed abilità hanno dedicato tutti i loro sforzi i due creatori e sceneggiatori della serie Mauro Uzzeo e Giovanni Masi.

Ogni volume è affidato allo stile grafico di un autore diverso: Palumbo, Cannucciari, Califano, Ceccotti, Proietti ed Olimpieri ed il maestro Ambrosini per il terzo volume (un tuffo nel passato di uno dei personaggi e quindi legato allo svolgersi della narrazione ma che potrebbe tranquillamente vivere di vita propria) offrono le loro matite ai protagonisti creati dal duo Masi ed Uzzeo mantenendo una linea grafica costante e coerente che comunque permette ad ognuno di loro di evidenziare le proprie tipiche particolarità artistiche messe a disposizione della narrazione.

La storia, sviluppata con estrema capacità dai due sceneggiatori, prende il via dalla scomparsa di un pulmino di ragazzi durante una gita scolastica in una zona di confine – ed ecco che già da subito realtà e metafora iniziano a sovrapporsi – tra Italia e Francia e continua approfondendo la vita, ed i misteri ad essa legati, degli undici ragazzi e della maestra scomparsi. A poco a poco ci troveremo invischiati insieme alla polizia delle due nazioni ed ai consulenti esterni Laura ed Antoine in un’indagine ben più complessa di quello che avremmo potuto credere. Le atmosfere, i dialoghi e l’impostazione stessa della narrazione richiamano in modo evidente uno sviluppo cinematografico tanto da far pensare davvero di assistere ad una puntata di una serie televisiva più che di stare sfogliando un fumetto stampato, realizzando perfettamente l’intento degli autori di creare un lavoro adattabile a molteplici tipi di media proprio con l’idea di sviluppare la storia su più livelli ed in più forme di espressione.

Non sono poche le ispirazioni, apertamente dichiarate dagli autori, prese proprio dalle serie televisive come Lost ed X-Files ed ancora Twin Peaks oppure il più recente Dark o la meno conosciuta serie francese Glacé per rimanere in ambientazioni di montagna, ma come tali restano solo punti di partenza, spunti dai quali far sviluppare la storia senza cadere nella facile trappola del riproporre qualcosa di già fatto da altri; le atmosfere di queste serie sono semplicemente un contorno in cui cresce prendendo vita e sviluppandosi autonomamente la vicenda di Masi ed Uzzeo.

Dicevamo della grande capacità dei diversi illustratori di realizzare tavole in cui non si percepisce discontinuità di stile grafico pur restando tutti chiaramente distinguibili per le personali caratteristiche artistiche; questo risultato è merito anche dell’ottimo lavoro di colorazione degli albi che Alessia Pastorello ed Adele Matera, alternandosi lungo i sei numeri fino ad ora usciti, rendono quasi “filo conduttore” capace di uniformare, senza appiattire ma anzi esaltando, il lavoro dei disegnatori. E non ci stupisce che a supervisionare questo lavoro sul colore ci sia Emiliano Mammucari che già sulle pagine di Orfani aveva iniziato un bellissimo percorso di sviluppo basato sul concetto di narrazione attraverso il colore stesso e che qui trova ulteriori conferme della sua validità, accompagnando con variazioni e contrasti cromatici il corso del narrato.

A fine febbraio è uscito il sesto volume che raccoglie i capitoli 16 e 17 disegnati da Fernando Proietti ed il 18 di Andrea Olimpieri, tutti e tre con i colori di Alessia Pastorello e con la copertina di LRNZ come per i cinque precedenti e neanche questa volta riusciamo ad avere qualche notizia effettivamente chiarificatrice per risolvere il mistero; in compenso scopriamo che la primavera tarderà ad arrivare, che gli anziani del paese sono meno sprovveduti di quanto si potrebbe pensare, che la montagna continua a restare in silenzio, che la giovane Aurora non si trova in una situazione facile e che gli scheletri ritrovati sono quelli dei ragazzi scomparsi… questo per riassumere in poche parole il contenuto del volume L’inverno che non se ne va cercando di non rovinare a nessuno il piacere della lettura.

Già dalla copertina possiamo però intuire quali siano i temi che emergono da questi tre capitoli; infatti la neve e l’inverno ricoprono le sedie messe in evidenza per rappresentare coloro che si trovano su di esse ovvero i due anziani che sembrano avere un ruolo molto importante nella storia della montagna e quello stesso inverno impedisce all’ omo di bruciare e quindi alla vita di continuare il suo corso superando così il confine – appunto, ancora – della stagione fredda.

A dominare il sedicesimo capitolo del Confine sono sicuramente le tonalità fredde del blu scuro della notte e del ghiaccio che circondano e dominano, fisicamente come anche psicologicamente per quello che sembrano suggerirci sottilmente gli autori, tutti i personaggi partendo dalla superficiale Aurora – superficiale perché sembra aver agito senza pensare alle conseguenze delle sue azioni – ed arrivando alle figure dei protagonisti più anziani che al contrario sembrano sapere fin troppo bene quale sia il prezzo da pagare per le proprie scelte; anche qui la supervisione di Mammucari ed il lavoro cromatico della Pastorello conferiscono alle tavole una intensità tale per cui sembra davvero di sentire il freddo delle montagne entrarci nelle ossa e di percepire l’ostilità dei monti quasi come una presenza reale. Davvero notevoli sono le tavole in cui Proietti immortala la processione degli anziani del paese sullo sfondo di una montagna che sembra quasi paesaggio alieno, malignamente vivo, in cui il calore, e colore, del fuoco non può nulla se non spegnersi di fronte alla valanga di gelo che blocca il simbolico rogo dell’omo di legno.

Colori più caldi ma non meno cupi sono quelli del capitolo diciassette in cui rimango piacevolmente colpito, come in diverse precedenti tavole, dalla capacità di autori e disegnatore di rendere assolutamente normali e funzionali all’interno di un fumetto scene intime di personale quotidianità. Qui il rosso del sangue e della rabbia degli scontri tra alcuni personaggi viene in parte addolcito dalle oasi di verde rasserenante che circondano Antoine mentre, forse, si avvicina alla soluzione del mistero; anche qui però, non appena viene nominata la montagna, è nuovamente il rosso acceso il colore con il quale viene rappresentata, a conferma che difficilmente questo protagonista non esigerà il proprio tributo di sangue. Il montaggio alternato e sovrapposto dei due dialoghi, quello tra Laura ed Antoine e quello tra Elvira ed Aurelio, richiama una soluzione molto cinematografica e permette, come giustamente fanno notare gli autori stessi nelle note finali, di non far calare la tensione narrativa creata, dandoci indizi chiari sull’importanza che questi personaggi rivestono nella vicenda.

L’ultimo dei tre capitoli, disegnato da Olimpieri, si apre sempre con la montagna, rossa come il sangue che circonda gli scheletri con cui invece il capitolo si chiude, e ci porta nuovi sviluppi del mistero come la conferma dell’identità degli scheletri ritrovati e come l’approfondimento sulla posizione di Aurora all’interno della vicenda; Aurora che all’inizio dell’albo ci aveva accolto con i suoi ricordi della sera prima dell’incidente e che ci accompagna nella chiusura dello stesso, uscendo da un campo di pallavolo – anche qui limiti e confini, non solo fisici ovviamente, di un gioco al quale peraltro, non casualmente immagino, non stava prendendo parte – e trovando una risposta, sicuramente non gradita, scritta sul suo banco scolastico; risposta che per analogia nella tavola successiva è ricercata su un diverso banco di lavoro anche da Laura ed Antoine.

E’ davvero piacevole vedere che tutti i volumi sono impreziositi da interviste ed approfondimenti che ci raccontano fin nei minimi particolari la genesi della storia e della realizzazione delle tavole stesse, facendoci partecipare alle discussioni che hanno portato allo sviluppo delle idee, a volte semplici embrioni che si sono trasformati sotto l’impulso del confronto tra gli autori, i disegnatori, i responsabili della colorazione ed i “colleghi consulenti” che hanno aiutato Masi ed Uzzeo a far nascere la loro creatura. Le numerose pagine che ci portano a stretto contatto con il lavoro di creazione di un fumetto – e non solo, come in questo caso – sono davvero una graditissima aggiunta al valore già di per sé alto delle tavole grafiche del volume e ci mostrano i vari passaggi di realizzazione sia della sceneggiatura che dei disegni di un albo; personalmente trovo che siano una parte interessantissima ed imprescindibile per chi si senta attratto dalle opere di questo affascinante medium e voglia vedere più a fondo come e con quanta fatica, impegno e professionalità si realizzino queste storie.

Arrivati a questo punto siamo ancora ben lontani dall’intravvedere una conclusione per la storia di questo mistero e non posso negare di aspettare con un misto di impazienza ed ansia i nuovi volumi che potrebbero darci la soluzione a tutte le domande che attendono risposta oppure esattamente all’opposto, potrebbero ingarbugliare ancora di più una trama avvincente e ricca di colpi di scena, scombinando le nostre ipotesi ed i nostri punti di vista… ricordandoci come sia labile Il confine tra quello che pensiamo essere reale – o giusto – e quello che non lo è… insegnamento mai banale e neanche tanto scontato da trovare in un “semplice fumetto”.

Recensione del Candido Umberto

IL CONFINE 6. L’inverno che non se ne va Sergio Bonelli Editore 16,00 euro

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